Berlusconi e Maroni in Sicilia
Lampedusa e il paese per vecchi
Questa volta si tratta di immigrati diversi, anche di gente laureata o di lavoratori che hanno perso il posto dopo la crisi della Tunisia”, dice il parroco di Lampedusa. Sono molto giovani, sono tutti maschi. Di “esodo biblico” parla il ministro Maroni, di “emergenza che diventa tragedia” parla l’Osservatore romano: non sempre in passato sulla stessa linea d’onda. Non potranno arrivare tutti, né restare tutti.

Il premier, Silvio Berlusconi, e il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, hanno visitato questa mattina Mineo, in provincia di Catania, per un sopralluogo a una possibile struttura di accoglienza che fronteggi l'emergenza immigrazione di questi giorni.
Questa volta si tratta di immigrati diversi, anche di gente laureata o di lavoratori che hanno perso il posto dopo la crisi della Tunisia”, dice il parroco di Lampedusa. Sono molto giovani, sono tutti maschi. Di “esodo biblico” parla il ministro Maroni, di “emergenza che diventa tragedia” parla l’Osservatore romano: non sempre in passato sulla stessa linea d’onda. Non potranno arrivare tutti, né restare tutti. I respingimenti, che hanno ben funzionato in periodo di normale flusso, che hanno sgonfiato l’emergenza, garantito più sicurezza e meno schiavismo non possono che essere confermati, al di là delle astratte retoriche umanitarie e della notevole confusione che sembra regnare sulla rotta Roma-Bruxelles. Ma esodo biblico – un terrore di cui anche le intelligence militari ormai si occupano – è diverso da normale flusso dei disperati della terra. L’unica memoria italiana sono gli albanesi, vent’anni fa: anche allora un crollo di regime, e aggrappati a quelle navi, come a questi barconi, arrivarono braccia giovani, occhi desiderosi, facce avide di vita. Certo non vanno sottovalutati i rischi di terrorismo o di ordine pubblico, e qualche sbavatura xenofoba andrà messa in conto. Ma la vera cosa che, in fondo, il nostro paese per vecchi teme in sé è l’arrivo di questi maschi alfa di domani, ragazzi che dicono “piuttosto morire, ma indietro no”. Una memoria antropologica che non abbiamo più. Eppure bisogna iniziare a farci i conti, con “realismo e senso di umanità”, come ha scritto Avvenire. Perché un respingimento è legittimo, ma la forza della vita, e il suo diritto, non possono essere respinti. Soprattutto se dilagano in un paese di vecchi.